Nel contesto dei nostri tempi e delle nostre realtà oggettive, la “Formazione” è oggi accettabile solo se si carica di una nuova sfida: quella di saper lavorare con la solidità della teoria non disgiunta dalla qualità dei risultati della pratica. La teoria deve essere immediatamente verificabile nel momento in cui si applica nella vita lavorativa per la produzione di valore. La formazione si sta evolvendo con cambiamenti profondi. Da un lato è facile immaginare come le tecnologie informatiche stiano rivoluzionando le modalità finalizzate alla trasmissione del sapere, dall’altro come sia sempre più riscontrabile la concezione radicata che si debba apprendere dall’esperienza. Per questo oggi, sempre di più, quando si è chiamati a progettare palinsesti formativi si è obbligati a considerare altre unità di tempo e a trovare forzatamente modalità innovative. Ma la sfida più emozionante di cui gli addetti alla formazione devono essere consapevoli è che il super-veloce divenire tecnologico si incontra con la caduta progressiva del mito della razionalità perfetta. Ancora una volta bisogna fare i conti con la Persona ed il suo umano essere, ricco di sfaccettati stati d’animo che si accompagnano ad una forma di esistenzialismo declinabile su cambiati approcci di vita, ridiscussi valori, ripensate ambizioni. La formazione ha sempre avuto come obiettivo principale il saper supportare il cambiamento nelle persone; oggi al contrario è il cambiamento profondo dell’essere Persona nelle organizzazioni che obbliga, in modo inequivocabile, il cambiamento dell’atto formativo richiesto dalle organizzazioni. Perché: 1. Il cambiamento permanente dei sistemi organizzativi, non tralasciando quello enorme sociale/economico/politico – soprattutto considerando quello isterico all’insegna dell’incertezza, della discontinuità, della turbolenza – fa sì che ogni conoscenza consolidata mostri date di scadenza. Come dire che il cambiamento produce temi, soluzioni, contenuti che però poi si consumano e, per non diventare obsoleti, vanno re-integrati con altri di nuova interpretazione o rivisitati con pensiero laterale. 2. Non si parla più di ruolo, di mestiere, di mansioni, ma solo di competenze, e in particolare di quelle più condivise, sovrapponibili e flessibili rispetto alle esigenze del momento. 3. Il ciclo di vita lavorativa si allunga e la difficoltà, insieme all’incapacità di apprendere l’evoluzione delle competenze da parte di quelle persone non ancora pensionabili, crea l’esigenza primaria di inventarsi percorsi formativi per ricuperare il loro expertise spesso prezioso e ridare gioia nel lavoro, unico antidoto all’isolamento e alla depressione. La Formazione deve allora ancorarsi sull’apprendimento attivo (action learning), quindi sull’utilità dell’apprendere, monitorando processi strutturati in percorsi che analizzano l’analisi e la soluzione di problemi reali. Altri ingredienti fondamentali che entrano a far parte dei nostri palinsesti formativi per il mondo della vendita sono quelli che ci portano a progettare per un apprendimento trasformativo (trasformative learning), che prevede l’interpretazione sempre contemporanea degli scenari del mondo, di quel trovarsi immersi nel qui e ora, favorendo lo sviluppo di una coscienza critica e dell’uso dell’interpretazione personale che i corsisti proiettano sul loro medesimo modo di vivere e deducono dai loro comportamenti di perenni Clienti. La sfida è quella di garantire l’apprendimento permanente/continuo/ciclico (lifelong learning) lavorando non solo sulla concretezza dei contenuti ma anche sul metodo, e realizzando della progettazione personalizzata e compatibile ai ritmi, alle stagionalità, al contesto del Cliente, spezzando quella tradizionalità legata all’abitudine del fare sempre nello stesso modo, il che prevede lo spezzare l’appuntamento aula con la sperimentazione e con l’applicazione sui luoghi di lavoro, concludere il percorso formativo restituendo al proprio responsabile o datore letture, soluzioni, consulenza, progetti non solo acquisiti, ma già allertati durante la formazione nella realtà condivisa della propria azienda. L’obiettivo più importante resta comunque quello, spesso invisibile ma di fondamentale importanza, di mettere le persone dinanzi al fatto che l’elemento più significativo è quello dell’auto-apprendimeno (self-direct learning): dopo le sollecitazioni ricevute ciascuno dovrebbe saper entrare in un ulteriore percorso personale di auto-direzione, auto-conoscenza, per attivare quelle scelte che attraverso il riconoscimento di sé declinano la visibilità delle proprie capacità creative e risolutive, per la produzione di valore, non smettendo mai di studiare, di essere curiosi, di alimentarsi connettendosi a tutte le sorgenti che il mondo mette a loro disposizione. Da parte nostra, grande è l’impegno per favorire l’autenticità del percorso formativo, che deve sviluppare in modo visibile e riconoscibile lo sviluppo personale dei Clienti diretti dell’episodio formativo; non dimenticando mai che tra apprendimento e cambiamento esiste una invisibile simbiosi che genera motivazione e coraggio al servizio di una buona esistenza.
Apprendere per poter cambiare?
L’importanza del Self-Direct Learning in un contesto dove la Formazione fa i conti con la Persona.

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La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.
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