E se “acquisire nuove abilità” non bastasse?

Perché non esiste una misura unica quando si parla di strategie di sviluppo delle skill

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Nel film Matrix, Neo – il protagonista – deve affrontare i cattivi. E ha bisogno di competenze: guidare elicotteri, conoscere le arti marziali, scassinare serrature. Ogni sua esigenza viene soddisfatta all’istante. Una connessione tra computer e cervello gli “inietta” le informazioni necessarie. È questa l’utopia per il re- e upkilling? Apprendere velocemente per adattarsi a trasformazioni sempre più rapide?

Se cerchiamo su Google “future proof skill” otteniamo centotredici milioni di risultati. L’Università di Harvard offre gratis CS50 un corso-evento d’eccellenza sul coding. E da Udemy, a Coursera fino all’italiana Oilproject, non mancano corsi per sviluppare big data analytics o l’intelligenza emotiva. Un’offerta di formazione sterminata, con piattaforme in gara tra loro per essere sempre più efficaci. Quando si tratta di sviluppare nuove abilità, il problema non riguarda l’offerta di contenuti.

Quindi, per essere “a prova di futuro”, mancherebbe solo una connessione alla Matrix. Ci sono buone notizie, tutto ciò può diventare realtà. Il Neuralink, dell’imprenditore seriale e visionario Elon Musk, promette di fare proprio questo. Quando (e se) questa tecnologia verrà commercializzata, tutti potrebbero imparare il più complesso dei linguaggi di programmazione o il più sofisticato framework di decision making. Sovrascrivendo ciò che non è necessario, magari skill ormai fuori moda: come il multi-​tasking o la “capacità di lavorare sotto stress”. Per sostituirle con altre tendenze, come “pensiero creativo” e “resilienza”. Che, a loro volta, potrebbero essere riscritte ancora. E ancora.

Ma tutto ciò servirebbe davvero? Siamo in una fase in cui le skill sono diventate instabili: le abilità da sviluppare sono innumerevoli e gli approcci altrettanto vasti. E allora, apprendere subito l’ultima metodologia di problem solving ci renderà migliori risolutori di problemi? È un ragionamento paradossale, che possiamo concludere con un’ultima citazione. Sempre nel film Matrix, il mentore del protagonista, Morpheus, dice: “Una cosa è conoscere il sentiero, un’altra è imboccarlo”.

Nel mondo della formazione e delle organizzazioni “imboccare il sentiero” riguarda le persone. E probabilmente non significa imparare tutte le novità. Gli esseri umani apprendono sperimentando, confrontandosi su visioni diverse. E soprattutto, le competenze diventano “attive” quando sono utili. Come afferma il Digital Action Plan della Commissione Europea: “Non esiste una misura unica quando si parla di strategie di sviluppo delle skill. Ogni approccio deve fondarsi sulle differenze specifiche”. Quando le persone assumono un ruolo attivo, contaminano e modificano le loro skill per adattarle al proprio ruolo, per essere rilevanti nei team in cui lavorano, per contribuire allo sviluppo di altre persone.

Ma manca ancora un tassello. Per adattarsi al cambiamento, cosa spinge le persone ad abbandonare le pratiche consolidate e apprendere qualcosa di nuovo?

 

 

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Kill Skill: un non catalogo di competenze
Issue 13

Kill Skill: un non catalogo di competenze

Non esistono skill “a prova di futuro”. Perché, quando parliamo di abilità e competenze, in realtà parliamo di sviluppo delle persone. In questo Quaderno abbiamo affrontato il tema delle skill dal punto di vista sistemico, per esplorare ciò che ispira e motiva a imparare, a praticare nuovi comportamenti e innesca percorsi evolutivi che connettono persone e organizzazioni.

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Redazione Weconomy

Redazione Weconomy

Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa. Weconomy esplora i paradigmi e le opportunità dell'economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.