Il paradosso della scelta continua. È perché siamo degli eterni indecisi? Forse un po’ anche quello. In realtà, però, la continuità della quale parliamo in questo numero è riferita alla natura frattalica e circolare del processo di scelta. Mi spiego meglio: qualsiasi azione è preceduta da una scelta; la scelta di agire in quel modo piuttosto che un altro, in quel momento piuttosto che in un altro. Può essere una scelta istintiva, una scelta alla quale non si fa attenzione, può essere grande o piccola, ma di scelta comunque si tratta. Questa è la natura frattalica, a qualsiasi scala si può osservare l’azione del processo decisionale. La circolarità è invece riferita a quella che, kantianamente, potremmo definire propagazione della scelta. Una volta fatta una scelta, un suo effetto inatteso può portare alla necessità di prenderne una subito dopo. Non si smette mai di scegliere, quindi? No, l’importante è ragionare sulla scala, e sugli effetti sul contesto che si propagano dall’istante in cui si sceglie. Sembra un processo complicato? Come tutte le cose complicate, basta scomporla in unità più piccole e capire le dinamiche tra queste unità. Noi abbiamo identificato tre diversi momenti nel processo di scelta. Intendi OOPS, OR, OK? Esatto! Tre passaggi consequenziali che costituiscono la struttura portante di ogni momento di cambiamento. Perché bisogna ricordarsi che quando si parla di scelta si sta parlando di cambiamento, di momento di discontinuità, di variazione nel futuro, rispetto al presente. E ogni cambiamento inizia con un attimo di rottura, l’OOPS, che si traduce in necessità di sviluppare alternative rispetto al passato, l’OR, per arrivare poi alla scelta finale di perseguire un’opzione piuttosto che un’altra, l’OK. Allora, andiamo con ordine. OOPS, I did it again? Sì, ogni volta che ne parliamo questa è la prima cosa che viene in mente. Ma Britney Spears c’entra poco in questo caso. Questa sezione esamina, infatti, come nuove criticità che si presentano all’improvviso e che rompono vecchi rituali e schemi mentali portino, per necessità quasi imposta, all’avvio di processi di cambiamento più o meno radicale, a seconda dell’entità dell’OOPS. È un po’ come in quella battuta che fa: “Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina? Ne basta uno purché la lampadina voglia veramente essere cambiata”. Per cambiare, per innovare bisogna innanzitutto aver la volontà di farlo, ma non basta; si deve obbligatoriamente passare attraverso un momento di realizzazione, un momento di presa di coscienza che il cambiamento non solo è auspicabile o desiderato, ma è necessario. Facciamo conto che la lampadina si renda conto della necessità di cambiare, e poi? E poi deve immaginarsi come potrebbe cambiare. L’immaginazione è fondamentale per poter costruire il futuro. Vedi, il futuro ha la fastidiosa o fantastica caratteristica di non esistere. Tutto ciò che possiamo fare del futuro è provare a crearne immagini alternative nella nostra testa. Queste immagini rappresentano l’OR, le opzioni che progettiamo nei minimi dettagli sulla carta, provando a prevederne gli effetti, le interazioni con le altre entità. L’OR è la produzione di situazioni possibili, è la generazione di obiettivi preferibili, è la definizione di strade percorribili a partire da quegli stessi obiettivi. Va bene, ma la scelta? La scelta è tutto questo e un po’ di più, perché non ci dobbiamo dimenticare dell’OK, del momento in cui viene selezionata una strada da intraprendere, il fine da perseguire. Questo passaggio è quello che traduce l’immaginazione in set di azioni da compiere per raggiungere l’obiettivo. Il momento dell’OK può essere solitario o partecipato, dipende. Quel che è certo è che gli effetti dell’OK saranno avvertiti da tutti gli attori del sistema. E se si fa la scelta sbagliata? Se si fa la scelta sbagliata si ricade in un altro momento OOPS, è la circolarità della quale abbiamo parlato all’inizio. Ma leggendo le prossime pagine tutto dovrebbe diventar più chiaro…
Oops, Or, Ok Faqs
Dialogo immaginario sul paradosso della scelta continua.

Magazine
Oops, Or, Ok: il paradosso della scelta continua
O come OOPS, OR, OK. Il Quaderno 9 indaga il paradosso della scelta continua: tra i 14 autori che esplorano le tematiche legate al “prendere decisioni”, troviamo dall'astronauta, al medico, dal designer al community manager, tutte persone che lavorano in contesti in forte trasformazione. Perché di fronte alla scelta e alle opzioni, l’unica scelta veramente sbagliata è non scegliere.
Autore
Redazione Weconomy
Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa. Weconomy esplora i paradigmi e le opportunità dell'economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.
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