COSA L’infografica (o data visualization, o information design) consiste nel dare forma visuale e sintetica a una quantità complessa e disorganizzata di conoscenza. La sua esplosione “di massa” come disciplina coincide per molti versi con quella dei social media: tanto più si riduce il tempo della nostra fruizione/attenzione, quanto più abbiamo bisogno di contenuti sostanziali, ingaggianti e comprensibili a colpo d’occhio. PERCHE’ – perché siamo anatomicamente iperricettivi alle immagini più che alle parole (il nostro sistema occhio-cervello riesce a cogliere in 1 decimo di secondo il senso di un’infografica); – perché in media ricordiamo solo il 20% di ciò che leggiamo ma ben l’80% di ciò che vediamo; – per sopravvivere a un overload di informazioni pari a 34 GB a testa ogni giorno! QUANDO La complessità dei problemi di oggi, l’esigenza di scomporli in dettagli senza perdere la visione d’insieme, il bisogno di farsi “sorprendere” da inter-relazioni inaspettate tra le parti, l’utilità di non perdere lo storytelling dei concetti o la loro evoluzione, l’esigenza di condividere e di co-produrre con gli altri, tutto ciò scatena l’urgenza di innovare il modo di comunicare e di dare forma alla conoscenza attraverso lo strumento dell’info-design. COME – sono sempre più numerosi e raffinati i tools in grado di processare automaticamente dati e informazioni producendo output infografici (da Wordle per creare semplici tag clouds a Vizify per dare forma al proprio curriculum) ma una art direction dedicata dell’info-design è sempre e comunque insostituibile nel momento in cui si passa alla concreta progettazione di un prodotto/servizio; – il visual telling delle infografiche permette inoltre di scaricare le tensioni: le persone smettono di parlare “in astratto” ma usano la visualizzazione come “ambiente” del problema, concentrandosi, indicando, toccando con mano proprio “quel” dato.
Service design tools: Infographic design
L’infografica consente di dare forma visuale e sintetica a una quantità complessa di conoscenza.

Magazine
Info, Indie, Inter: L’Innovazione rinnovata
I come innovazione, che è prima di tutto unaa questione di valori (e di valore). E innovare il contenuto (Info), innovare l’attitudine (Indie), innovare la relazione (Inter) sono le tre possibili scelte di valore per le Imprese.
Autore
Redazione Weconomy
Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa. Weconomy esplora i paradigmi e le opportunità dell'economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.
Articoli correlati
Internazionalizzazione: una questione di fiducia?
Vecchie sfide e nuove opportunità in un mondo dove avere un'impresa globale è alla portata di tutti.
Disegnare la disintermediazione
Il futuro farà a meno di molti, ma la vera sfida è il service design.
Dai concorsi al Recruiting Game
Nuovi approcci al Recruiting e al Management generazionale in un'intervista al responsabile gestione del personale di Intesa Sanpaolo.
Design dell’ingaggio e della motivazione
Un tool progettuale per guidare i meccanismi di scambio di valore tra gli utenti di una community.
Wiki: Indie
L’impresa collaborativa ha attitudine indipendente: ricerca e produce valore anzitutto all’interno di sé (vedi A di Auto) e seleziona secondo logiche di creatività, affinità e comunanza di scopo gli attori del proprio sistema relazionale.
Management, attenzione alla data di scadenza
Parliamo di Management e della sua relazione con il mondo contemporaneo, tema affrontato nel nostro ultimo quaderno Weconomy. Un’analisi di Cristina Favini analizza il management sotto più punti di vista: tempo, contesti, contenuti e self.
Il co-design per le comunità locali
Qual è il ruolo del design per le comunità locali? Come e in che modo il designer può favorire un innesco che porta a una narrazione che a sua volta dia vita a una progettualità? Sense making, enactment e tanto altro in questo articolo di Francesco Zurlo pubblicato sul Quaderno #6.