Credo che la sfida/urgenza maggiore che oggi un’organizzazione – di ogni dimensione – si trova a fronteggiare è racchiusa in una parola ovvia, quasi scontata, come “complessità”. Non si risolve la complessità ma la si addomestica anche grazie all’attivazione di tutte le risorse umane presenti in una struttura: “No Social, No Party”, allora, è per me la metafora efficace che può racchiudere il senso di questa sfida. E significa riuscire a trasformare le imprese in arene sociali aperte al confronto e allo scambio, al conflitto (costruttivo) e alla coopetizione. Mi rivolgo allora alle risorse umane: mettete da parte i manuali che incasellano le persone in ruoli e compiti super circoscritti. Oggi, per attivare il “social party”, contano le soft skills più che le conoscenze specialistiche. E conta un “ambiente attivato” capace di abilitare queste soft skills. Il mio consiglio è che le HR imparino dallo “street style”! E cioè imparino a leggere come, nella vita normale, persone normali adottano e adattano stili di vita, comportamenti, modelli di senso e motivazioni alla socialità. Per poi, ovviamente, replicare le condizioni di quello stile di senso in azienda. Pare che l’evoluzione dell’essere umano, prima, e la sua supremazia sul creato, dopo, sia dovuta a diversi fattori e, tra questi, ad una forma costante di “stress”, buono, che ci rende attivi e capaci di cogliere i segnali di pericolo e adattarci velocemente al cambiamento. Insomma la scienza ci conferma che lo shock, continuo, ci fa bene. Lo ha descritto molto bene l’autore del “Cigno Nero”, Nassim Taleb nel suo ultimo libro: “Antifragile: Things That Gain from Disorder”. La parola chiave è “fragilità” e solo una sana e consapevole condizione di stress, che è costante e positivo adattamento al cambiamento, permette la sopravvivenza e l’evoluzione dei singoli come delle organizzazioni.
No social, no party
(Re)impariamo dalla strada per trasformare le imprese in arene sociali aperte al confronto e allo scambio.

Magazine
HR: Human (R)evolution
La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.
Articoli correlati
Il co-design per le comunità locali
Qual è il ruolo del design per le comunità locali? Come e in che modo il designer può favorire un innesco che porta a una narrazione che a sua volta dia vita a una progettualità? Sense making, enactment e tanto altro in questo articolo di Francesco Zurlo pubblicato sul Quaderno #6.
CoCo Swarovski – Le voci locali che potenziano la strategia globale
Dal sogno di un ecosistema unico per la retail community globale, Swarovski racconta il salto con CoCo ora: comunicazione coerente ma locale, contenuti “seamless” e feedback tra negozi e headquarter. Meno carta ed Excel, più efficienza e ricavi, con best practice che viaggiano tra mercati e culture.
Younicity: un approccio sistemico alla diversità, equità e inclusione
Per affrontare la Diversity, Equity & Inclusion il confronto tra organizzazioni è fondamentale. Ecco perché Valore D sta dando forma a Younicity: una piattaforma multi-azienda che riunisce intorno a valori condivisi e sfida gli stereotipi nelle singole realtà.
La leadership? È self, open e cross generation
In un mondo governato dalla complessità e in cui la distanza generazionale si fa marcata, la leadership deve diventare self, aperta, orizzontale, cross generation. Ma come si crea questa “nuova” leadership e come la diversità generazionale può favorire il raggiungimento degli obiettivi?
Generazioni e Collaborazioni: un’intro
Le due Wiki del Quaderno #11 – Quid Novi? Generazioni che collaborano: Generazioni e Collaborazioni
Sky Mya – Attraversare i cambiamenti raddoppiando le competenze
Mya nasce nel momento peggiore e diventa leva di cambiamento. Prima ancora dei prodotti, trasforma il modo di parlare con la rete vendita: meno mail, più relazione. In piena pandemia crea appartenenza, fiducia, voce. Poi accelera l’adozione di Sky Wifi e Sky Glass. La community viene prima del mercato.
La normalità si trasforma a contatto con i clienti
Spostiamo il focus. Nell’ecosistema in cambiamento è importante ripartire dalle abitudini nate durante la pandemia, che danno forma a nuovi bisogni dei clienti. E poi dialogare con i territori, per generare nuovi servizi.
Oops, ho cambiato idea
Laura Bartolini ci spiega come una scelta consapevole sia preceduta da una vera comprensione.