Quando pochi mesi fa, insieme a mio marito, ho deciso di intraprendere l’avventura della mia startup Formabilio, non si è trattato tanto di cambiare le nostre competenze quanto, piuttosto, di investire appieno su di esse. Ci siamo quindi interfacciati con un network di partner che, grazie alle loro competenze specialistiche (designer da una parte, micro-imprese manifatturiere dall’altra), completassero il nostro know how nel marketing, nella logistica, nella gestione amministrativa. Una situazione win-win-win, una “messa a sistema” di specialismi altrimenti non connessi. Certo, essere imprenditori è, per così dire, essere manager “senza paracadute”, con tutti i pro e i contro del caso (come, per esempio, il fatto di esserci trasferiti da Milano a un borgo medievale di 2500 abitanti in provincia di Treviso). Requisiti essenziali (e innati) per chi lavora in una startup sono allora passione e curiosità smodate, la disponibilità a battere piste non ancora ben tracciate o, addirittura, a tracciarne da zero, per non parlare della propensione al rischio che anche un semplice “collaboratore”, inevitabilmente, condivide con l’imprenditore. Una condivisione naturale, a 360°, dei rischi come delle opportunità: come quella di sapere di poter fare la differenza. Non è possibile prevedere da dove verrà l’innovazione di domani; rendersi permeabili, ascoltare, tenere sempre presente il fatto che i lavoratori sono persone con una testa propria – una testa che può avere buone idee a prescindere da qualunque gerarchia – sono dunque prerogative delle startup che anche le grandi impresi potrebbero (dovrebbero?) far proprie.
Startup = Condividere
Una condivisione totale è in grado di fare la differenza e rende permeabili all’innovazione.

Magazine
HR: Human (R)evolution
La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.
Autore
Maria Grazia Andali
Co-Founder, Formabilio srl
Articoli correlati
La visione è tutto
Andrea Aparo von Flü intervistato sulla descrizione degli scenari e dello stato futuro desiderato.
Wiki: Open Design
Per l’impresa, fare open design vuol dire sviluppare soluzioni (prodotti e servizi evoluti ed evolutivi, che ibridino fisico e digitale) attraverso una progettazione aperta e condivisa, che metta a punto processi finalizzati a favorire la co-creazione di significato e identità.
We: tre esempi di impresa collaborativa
Google, Etsy e Slow Food. Tre esempi in cui la persona è al centro.
Il flusso come guida collaborativa
Cosa vuol dire per un’impresa attivare un “flow” al suo interno? Consentirle il passaggio da organizzazione a organismo
Wiki: Making
Local è saper fare: esprimere il talento della comunità attraverso la realizzazione di prodotti e servizi "made in".
TIM Style – Le relazioni come orientamento strategico
TIM Style accorcia la distanza: porta l’headquarter sul field e riporta indietro migliaia di feedback quasi in tempo reale. La bacheca è il cuore operativo, ma la sorpresa è altrove: una rete indiretta che si sente “di TIM”.
Apprendere per poter cambiare?
L'importanza del Self-Direct Learning in un contesto dove la Formazione fa i conti con la Persona.
Engage. Envision. Evolve. L’energia che alimenta la relazione
La visione Weconomy di una selling strategy: circolare e composta di momenti che generano coinvolgimento (Engage), una visione condivisa (Envision) e la crescita di una relazione che continua a generare valore (Evolve)
Il “gioco” della vendita. Tra emozione e relazione
Una prospettiva di sistema, per osservare come concetti come “relazione”, “emozione”, “fiducia” e “credibilità” interagiscano con i brand e i canali