A cavallo tra l’inverno e la primavera 2011, ho trascorso un periodo di quattro mesi a Boston come research affiliate in un laboratorio del MIT (Senseable City Lab), cercando di capire se esistano dei modelli organizzativi che favoriscono l’innovazione e, in particolare, se i modelli in atto nei centri di ricerca più innovativi possano essere proficuamente esportati in contesti aziendali. Senseable City Lab è un gruppo di ricerca con una forte componente transdisciplinare, che studia le smart cities presenti e future e il ruolo delle nuove tecnologie a livello di pianificazione e gestione urbanistica. Qual è il segreto di questa produzione così prolifica e innovativa? La mia ricerca ha evidenziato alcune caratteristiche organizzative del laboratorio che probabilmente giocano un ruolo importante: – In termini organizzativi, Senseable City Lab non è strutturato secondo uno schema piramidale e con un sistema di reporting vertificale. Piccoli team, che agiscono con un alto grado di autonomia, sono la chiave di un nuovo tipo di ordine organizzativo più flessibile. Ogni team ha uno o più progetti in carico e le persone si spostano da un team all’altro a seconda delle necessità contigenti. – Nonostante ci siano dei ruoli manageriali trasversali all’intero laboratorio, i team sono generalmente delle unità con un alto grado di indipendenza. Autorità e leadership si basano sul sapere specifico richiesto dai task in corso più che dal tradizionale ordine gerarchico tipico di tante aziende e centri di ricerca. – La struttura emerge dall’interconnessione dei processi gestionali e operativi continuamente rielaborati da questo network. L’ordine organizzativo non è imposto dall’alto, ma affiora dall’interazione dei team e dalle loro risposte a stimoli e cambiamenti interni ed esterni. – La cultura organizzativa occupa un ruolo di primo piano nel creare un ambiente in cui ogni collaboratore ha la sensazione di contribuire in maniera significativa alla vita e alla produzione del laboratorio. Questo sistema orizzontale e decentrato sposta sul singolo individuo importanti responsabilità, ma crea anche un senso di ownership distribuita particolarmente motivante. – Meccanismi e rituali come frequenti sessioni di brainstorming, lunch meetings e seminari residenziali contribuiscono alla diffusione di questa cultura organizzativa partecipativa. In sostanza, dinamiche gestionali e operative basate su flessibilità, apertura, orizzontalità e partecipazione sembrano giocare un ruolo cruciale per favorire una cultura organizzativa orientata verso l’innovazione. La cultura organizzativa è ovviamente solo uno dei tanti fattori alla base dell’innovazione; un corretto approccio a livello strategico, di design e di pianificazione economica è altrettanto importante. La cultura organizzativa può fungere da contesto a dinamiche di innovazione, ma non può esserne il solo elemento scatenante.
Collaborazione: perché “esportarla” conviene
Flessibilità, apertura, orizzontalità e partecipazione sono gli ingredienti di una cultura organizzativa orientata all’innovazione.

Magazine
Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro
Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.
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