Tessere l’ignoto: ripensare l’organizzazione

Non gestiamo più “organizzazioni”: partecipiamo a processi continui di organizzare. Waycraft è la pratica per muoversi nell’ignoto con sintonia, presenza e risposta in tempo reale: ascolto, tessitura di prospettive, cessione e fermentazione. Al centro torna il significato del lavoro e una leadership meno eroica, più collaborativa guidata da valori.

“Il cambiamento non deve essere pensato come una proprietà dell’organizzazione. Piuttosto, l’organizzazione deve essere compresa come una proprietà emergente del cambiamento” 
Nayak & Chia, 2011

Viviamo in un’epoca in cui molte delle pratiche che abbiamo ereditato non sono più utili. Ci hanno insegnato a pianificare, a predire, a controllare. A misurare due volte, tagliare una volta, e seguire la mappa. Ma cosa succede quando il sentiero scompare? Quando la mappa finisce, e i sistemi attorno a noi sembrano troppo rigidi, estrattivi, o mortificanti per contenere la complessità di ciò che stiamo affrontando, o tutto ciò che stiamo diventando?

In un mondo rimodellato dall’intelligenza artificiale, dalla fragilità dell’ecologia e da sistemi sociali complessi, una cosa sta diventando chiara: non stiamo più semplicemente gestendo organizzazioni. Stiamo partecipando a processi continui di organizzazione. Organizzare non significa più solo progettare strutture perfette e dimensionarle. Significa rimanere in movimento, ascoltare, adattarsi. È un atto relazionale, una tessitura. Ci sono molte parole per indicare il nostro muoverci nel mondo: wayfinding, waymaking, wayfaring, wayshowing, wayshaping. Ognuna di esse evoca una sfumatura diversa, ma nessuna – da sola – è sufficiente. Perché la vita e le nostre relazioni sono fatte di sentieri: non sono lineari né ce n’è uno migliore di altri. La vita si avvolge in una spirale, si sposta, serpeggia e scompare.

Abbiamo bisogno di un nuovo modo di parlare, sentire ed essere in movimento. Questo è il motivo per cui ho creato una nuova parola: waycraft. A volte, abbiamo bisogno di parole non per definire le cose in modo univoco, ma per mantenere il loro significato in movimento. Anche il linguaggio può diventare una mappa. Waycraft resiste a quella forza gravitazionale: è una parola che invita al movimento e all’evoluzione.

Cos’è Waycraft?

Waycraft è una pratica di navigazione nella complessità attraverso la sintonia, la presenza e la reattività – un’arte di leggere i modelli, gestire i vincoli, partecipare all’emergenza e rispondere in tempo reale. È un modo di lavorare che celebra sia la struttura che il flusso, la pianificazione e l’improvvisazione.
Waycraft non è un metodo o una mappa. È una pratica vissuta, relazionale. È quello che facciamo quando non possiamo più affidarci a percorsi stabiliti e dobbiamo invece leggere il territorio mentre ci muoviamo attraverso di esso. Parafrasando il poeta Antonio Machado: dobbiamo fare i sentieri camminando.

Il paradosso del mondo del Lavoro: perché è ancora importante parlare di significato

Il mondo del lavoro si stava sgretolando, anche prima dell’avvento dell’AI generativa. Molte persone affermano di voler lavorare anche se fossero finanziariamente indipendenti, mentre i livelli di disimpiego rimangono sorprendentemente alti a livello globale.
Come ha osservato il defunto antropologo David Graeber, la crisi del lavoro non è solo strutturale, ma anche esistenziale. Graeber ha coniato il termine bullshit jobs per descrivere ruoli talmente inutili che perfino chi li svolge ritiene che non dovrebbero esistere. Si tratta di ruoli vuoti, che non creano solo noia, ma profondo disagio psicologico.
Quando il lavoro sembra vuoto, spesso è perché abbiamo dato priorità a risultati prevedibili piuttosto che a relazioni dinamiche, all’efficienza piuttosto che all’emergenza, e al controllo piuttosto che alla cura.
Ricerche recenti indicano che il significato di ciò che facciamo conta più di qualsiasi altra cosa, perfino più dello stipendio, delle promozioni o delle condizioni lavorative. Tuttavia, poche organizzazioni si sono ristrutturate per seguire questa intuizione. Un’eccezione è Patagonia, un’azienda di abbigliamento outdoor che ha costruito il suo modello di business attorno all’attivismo ambientale e al “capitalismo responsabile”.
In Patagonia, questa sfida non viene affrontata con campagne motivazionali, ma con decisioni strutturali che rispettano la dignità, il purpose e il ritmo. La cultura è progettata non per omologare l’organizzazione, ma per essere coerente con queste decisioni: dai programmi come Let My People Go Surfing che supportano l’autonomia, all’assistenza per l’infanzia in loco fino alle pratiche di leadership basate sui valori. Il risultato? Un impegno profondo e un turnover sorprendentemente basso.

La leadership si sta incrinando: e ora?

La crisi della mancanza di significato non impatta solo sulle performance dei team, ma logora gli stessi leader. I ruoli decisionali si stanno incrinando sotto la pressione della trasformazione incessante, delle priorità contrastanti e dell’impossibile compito di trasmettere certezza in tempi incerti.
Durante un progetto che ho gestito in un’organizzazione, abbiamo sperimentato un workshop strategico che non iniziava con la presentazione di framework e strumenti, ma con un momento di quiete. Abbiamo invitato i leader a rimanere in silenzio per un periodo prolungato, sintonizzandosi con quello che i loro corpi stavano dicendo loro, per poi sentire cosa fosse realmente necessario. È stato scomodo. Ma quel disagio ha creato spazio per l’onestà. I leader hanno ammesso di essere esausti, disorientati e di desiderare ardentemente una connessione genuina.
La certezza è diventata una performance, non una realtà. E fingere di saperla inscenare esaurisce più dell’incertezza stessa.
Waycraft invita a un cambiamento dalla leadership eroica alla ricerca collaborativa del percorso. Dal controllo alla presenza, dalla performance alla sintonia.

Waycraft non è una mappa. Significa coltivare ritmi adattivi

Troppo spesso, cerchiamo di sfuggire alle vecchie mappe fallimentari progettandone di nuove, che sono ugualmente rigide. Waycraft offre un’alternativa: non una mappa, ma un ritmo. Non una ricetta, ma una relazione.

Waycraft, invece di progettare attività, punta a modellizzare il movimento e le relazioni che emergono dalla pratica. Ecco alcuni esempi:

Way-Dowsing (Rabdomanzia del percorso): percepire sotto i modelli superficiali per scoprire le correnti sottostanti (sintonizzarsi sulle dinamiche del team, i cambiamenti del cliente e i segnali del mercato, prima che diventino ovvi).

Way-Weaving (Tessitura del Percorso): connettere prospettive, possibilità e persone (riunire intuizioni attraverso funzioni, stakeholder o dati).

Way-Ceding (Cessione del Percorso): sapere quando fermarsi o passare il testimone (abbandonare ciò che non serve più, fare spazio ad altri per guidare).

Way-Fermenting (Fermentazione del Percorso): concedersi tempo per l’emersione lenta (proteggere il tempo esplorativo, o permettere a un modello di business di evolversi piuttosto che forzare una scalatura prematura).

Questi ritmi agiscono come sensori e recettori, aiutando i leader a sintonizzarsi sui cambiamenti impercettibili e i modelli emergenti. Ci sono tre semplici framework per supportare questo lavoro:

COOL (Courage, Openness, Observation, Lightness): è la postura o l’atteggiamento che adottiamo mentre pratichiamo Waycraft.

Waysfinder: un framework di supporto che consente orientamento e movimento progressivi attraverso l’ignoto. Nella sua semplicità, è profondamente radicato in principi teorici, in particolare nella relazione tra constraints e affordances. Orientandoci verso lo stato attuale del sistema, chiarendo l’intento o la direzione e riconoscendo i guardrail, creiamo un campo di opzioni con un perimetro definito, all’interno del quale possiamo sperimentare e fare passi in avanti, sintonizzandoci con i ritmi del Waycraft e imparando attraverso il feedback.

STAR (Sense, Tune In, Awareness, Respond): è una dinamica per sintonizzarci e abilitare il movimento in contesti trasformativi.

Ciò che osserviamo in Patagonia e in ecosistemi come Haier  – dove il modello RenDanHeYi dissolve i confini tradizionali e orienta l’organizzazione verso processi aperti e partecipativi  – è l’emergere di significato e innovazione nelle intersezioni, non nei silos.
Il futuro non prende forma solo aumentando la scala o accelerando, emerge attraverso la relazione, la riflessione e la volontà di eliminare ciò che non serve più. Waycraft ci incoraggia a celebrare la fine necessaria di qualcosa che non funziona più, a rimanere ricettivi, e usare ciò che abbiamo imparato come elemento nutriente per ciò che verrà dopo.
Quando ci fidiamo abbastanza del terreno incerto sul quale poggiamo i piedi e riusciamo ad abitare il disagio, allora il fallimento diventa fertile.

Fare Waycraft durante un lunedì mattina

Waycraft è un ritmo vivente, una pratica, non un concetto. Si manifesta nel modo in cui iniziamo la settimana, nel condurre le riunioni, nel decidere le prossime azioni strategiche, e nel relazionarci con gli altri. Ecco come prende forma nel quotidiano:

Way-Dowsing: inizia le riunioni del team con “Cosa ci fa sentire vivi? Cosa percepiamo che non abbiamo ancora citato?”

Way-Weaving: nei momenti di revisione, chiedi “Quali punti di vista ci stiamo perdendo? Come accogliere nuove prospettive?”

Way-Ceding: chiedi al tuo team “Cosa potremmo mettere in pausa o abbandonare? A quale evidenza dovremmo arrenderci? Cosa dovremmo lasciar accadere?”

Way-Fermenting: proteggi tutto il tempo non strutturato in task e riunioni e chiedi “Quale segnale sta emergendo che non è ancora ben definito? Cosa ha bisogno di più tempo per prendere forma?”

Queste domande non sono una checklist da compilare, sono inviti per sollecitare il movimento, per alimentare conversazioni e difendere la coerenza dei nostri valori.

Un ultimo filamento, per tessere il futuro insieme

L’organizzazione del futuro non verrà edificata in una volta sola. Sarà tessuta di continuo attraverso presenza, purpose e ritmo relazionale. E mentre le strutture diventano più permeabili, l’organizzazione si estenderà oltre i confini organizzativi, per sfociare in ecosistemi di cura, nuove partnership, comunità e per giungere alle generazioni future.
Diventiamo navigatori abili, non mercanti di certezze. Progettiamo per la vitalità, non solo per l’efficienza.
Rivendichiamo tutte le sfumature della nostra umanità – corpo, mente e spirito – e co-creiamo sistemi che possano contenere tutto questo.

Magazine

XL Expectations. Percorsi di valore in un mondo frammentato
Issue 17

XL Expectations. Percorsi di valore in un mondo frammentato

Weconomy 17 non è un viaggio lineare: è un ecosistema di connessioni. Attraverso cinque territori – demografie, organizzazioni, estetiche, intelligenze e misurazioni – raccogliamo frammenti, prospettive e pratiche per estrarre aspettative XXL e trasformarle in micro-esperimenti, legami di senso e nuove metriche di cambiamento.

Autore

Sonja Blignaut

Sonja Blignaut

Fondatrice di More Beyond, co-fondatrice di Complexity Fit e consulente in complessità e cambiamento