Secondo l’enciclopedia libera Wikipedia, dicasi Open Design “lo sviluppo di prodotti fisici, macchine e sistemi attraverso l’uso di informazione progettuale condivisa pubblicamente”; processo, questo, “generalmente facilitato da Internet e spesso conseguito senza alcun compenso monetario”. Come evidenzia questa nota, il concetto è legato a doppio filo al movimento open source (vedi sezione Beta su Making Weconomy 1), di cui l’open design rappresenta l’estensione dal solo ambito del software e dell’informazione digitale a quello dell’hardware e degli oggetti fisici.
Affine ai metodi dell’open design è, in questo senso, la nozione di “making”: pratica che coniuga la tradizione del do-it-yourself artigiano con l’innovazione dei nuovi ritrovati tecnologici come, per esempio, la stampa 3D (per la quale si parla di “fabbing”, o “digital fabrication”).
Progetto aperto, nuove alleanze, mescola di digitale e analogico: cosa possono imparare le nostre imprese dall’approccio dei makers di oggi e di domani?
